La fiamma olimpica

 

La torcia originale dei giochi olimpici estivi di Roma 1960Per gli antichi greci, il fuoco aveva una connotazione divina: il mito narra che fosse stato rubato agli Dei dall’eroe Prometeo per donarlo agli uomini, ed a causa di questo furto fu sottoposto ad eterno supplizio.

Un fuoco sacro era perciò perennemente acceso nei templi e certamente anche sull’altare del tempio di Estia a Olimpia. La fiamma olimpica viene accesa nelle antiche rovine del tempio di Era con una cerimonia che richiama la coreutica antica sia per la coreografia che per i costumi. Il fuoco viene acceso ponendo una fiaccola all’interno di uno specchio parabolico concavo rivolto verso il sole: i raggi così concentrati al centro del recipiente provocano un intenso calore che permette lo sprigionarsi della fiamma. 

La torcia olimpica arde durante lo svolgimento dell’Olimpiade nel braciere olimpico ed è uno dei simboli dei Giochi Olimpici. Una delle undici sacerdotesse passa poi la fiaccola al primo tedoforo: questa raggiunge quindi la città che ospita i Giochi Olimpici grazie ad una staffetta - torch relay - formata da innumerevoli tedofori. Tra di essi si contano atleti e celebrità, ma per la maggior parte si tratta di persone comuni. La staffetta della torcia olimpica  termina il giorno della cerimonia di apertura nello stadio principale dei giochi: l’ultimo tedoforo (tenuto spesso segreto fino all’ultimo momento), usa la fiaccola per accendere la fiamma nel braciere. 

Nel contesto dei giochi moderni la fiamma olimpica ed il percorso dei tedofori è metafora dei valori positivi associati allo sport: come gli antichi messaggeri proclamavano la tregua, i tedofori moderni chiamano il mondo intero alla non belligeranza ed a concentrarsi sui giochi.